I Malaspina
La porzione montana dell’Oltrepò Pavese è una sorta di cuneo con cui la Lombardia sembra volersi intrufolare a forza tra Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna e Lunigiana (Toscana), ma certi confini, si sa, sono spesso meri capricci storici.
Le valli, i colli e i monti oltrepadani solcati o lambiti dal torrente Staffora e dai suoi affluenti – in cui sorgono abitati ancora oggi caratterizzati da una forte impronta medievale, come Nazzano, Sant’Alberto, Oramala o Varzi – sono stati per secoli parte di un territorio omogeneo sotto molti aspetti (ancora oggi parzialmente identificabile con quello detto delle Quattro Regioni, che ha radici linguistiche, musicali e gastronomiche piuttosto uniformi) e hanno anche conosciuto l’unità politica sotto le insegne di una delle più antiche e nobili famiglie italiane ancora esistenti, i Malaspina.
Questa casata, che ha sempre rivendicato ascendenze longobarde, è attestata a partire dall’XI secolo in Lunigiana. Suo capostipite fu Oberto Obizzo, i cui feudi lunigiani costituirono il primo nucleo dei possedimenti (quasi tutti appenninici) dei Malaspina. Nel corso dei secoli la famiglia allargò i propri domini, arrivando a espandersi nella Liguria orientale, nella Lombardia meridionale e persino in Sardegna. La famiglia mantenne un atteggiamento ondivago nelle lotte tra Federico I detto il Barbarossa e la Lega Lombarda, ora opponendosi ora alleandosi all’imperatore germanico, che secondo la tradizione fu ospite dei Malaspina presso il castello di Oramala.
Oramala oggi sembra ridotta a torre di vedetta che in effetti gode di una collocazione senza pari che guarda alle Quattro Regioni (Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Liguria), ma in passato fu un edificio molto più grande, e tra il XII e il XIII secolo una sorta di “capitale” dei domini malaspiniani, una corte fiorente di mecenati che ospitò famosi trovatori provenzali e un loro grande ammiratore, Dante Alighieri (che fu a Oramala probabilmente nell’ottobre 1306).
Le torri di guardia e i castelli perduti
La famiglia Malaspina contribuì a punteggiare le alture dei suoi feudi di castelli, rocche o torri d’avvistamento (oggi, nell’Oltrepò Pavese Montano, rimane almeno qualche traccia di circa 130 strutture), che contribuirono a mettere in sicurezza il territorio, permettendo la progressiva migrazione delle popolazioni residenti dalle più tranquille alture al fondovalle, divenuto insicuro per secoli in seguito al crollo dell’Impero Romano. Ciò determinò anche lo spostamento dei centri politici malaspiniani da realtà in altura come Oramala ad altre lungo lo Staffora, come Varzi o Godiasco.
Questa migrazione determinò la decadenza e in moltissimi casi lo smantellamento del sistema di castelli, torri d’avvistamento e paesi fortificati dell’Oltrepò Pavese Montano, come accaduto con la torre un tempo ubicata in posizione privilegiata sul Monte Nocelle, o con il vicino castello di Pizzocorno. Di entrambi rimane il ricordo nei documenti e qualche traccia muraria. In molti casi, le pietre con cui erano edificati sono state reimpiegate per costruire abitazioni, chiese, muretti a secco, anche a Vignola.
