Con il termine di rapace diurno si indica un gruppo di uccelli predatori assai vasto ed eterogeneo che comprende specie molto distanti fra loro dal punto di vista sistematico. Secondo la più recente tassonomia scientifica quelli che comunemente chiamiamo rapaci diurni sono suddivisi in due ordini: Falconiformi e Accipitriformi. Al primo ordine appartengono i “veri” falchi, uccelli generalmente di piccole o al massimo medie dimensioni, con ali appuntite all’estremità e altre particolarità meno appariscenti (come il “dente tomiale”, una sorta di indentatura presente sul becco di cui gli Accipitriformi sono privi). Gli Accipitriformi sono invece di dimensioni da medie a molto grandi (ad eccezione dello Sparviere e delle albanelle) e le ali sono molto ampie e con estremità larghe e “digitate”. Anche alcuni aspetti comportamentali sono diversi, basti pensare al fatto che gli Accipitriformi si costruiscono il proprio nido mentre i Falconiformi utilizzano quelli altrui oppure semplicemente depongono le uova a diretto contatto con il terreno (per esempio su alte cenge di pareti rocciose, come nel caso del Falco pellegrino). Indubbiamente vi sono anche caratteristiche che accomunano i rappresentanti dei due ordini, come il becco adunco e gli artigli raptatori, i quali evidenziano l’attitudine predatoria sia dei falchi che di gran parte degli Accipitriformi.
Senza alcun dubbio i rapaci diurni sono tra gli uccelli più popolari e che maggiormente suscitano nell’essere umano forti emozioni, spesso contrastanti. Se birdwatcher, conservazionisti e amanti della natura in generale li ammirano per una serie di ragioni (tra cui la maestosità e la spettacolarità del volo) essi sono in molti casi tuttora perseguitati, vuoi perché considerate specie nocive (un concetto che se applicato agli animali è fallace in sé), vuoi per collezionismo (con depredazione di uova e nidiacei) o addirittura per superstizione (come nel caso del Falco pecchiaiolo in Calabria). La presenza dei rapaci, che in molti casi sono al vertice della rete trofica, è invece un segnale di buono stato di salute degli ecosistemi e la ricchezza di specie presenti in un’area ben conservata come l’Oltrepò ne è una prova. Oltre alle specie descritte in questo e in altri pannelli ce ne sono altre, molte delle quali di comparsa solo occasionale, che meritano comunque una citazione: Smeriglio, Nibbio bruno, Falco di palude, Aquila minore e addirittura Grifone.
