Approfondimento sui muretti a secco

Nel 1861, data del primo censimento, Pizzocorno aveva 653 abitanti, San Ponzo 328, Trebbiano 326. Oggi Pizzocorno vanta non più di 40 residenti. Prima che le macchine e gli algoritmi si manifestassero con la loro importanza e potenza nell’aiutare e anche condizionare la vita degli esseri umani, la sopravvivenza delle genti comportava un bassissimo impatto ambientale e l’energia era soggetta a uno scambio diretto con la terra. 

Il passo dell’uomo o dell’animale determinava le distanze percorribili nei giorni, nei mesi e negli anni. La quantità di cibo necessaria alla famiglia era data dalla forza e dal numero delle braccia dei contadini, dalla disponibilità di terra per poter sfamare un animale e, se questo era il caso, dalla forza nel lavoro e/o dai prodotti (latte, carne, …) di quest’ultimo. In questo contesto la terra era preziosissima, coltivata ancora con attrezzi quali zappa, falce, badile. 

Per sfamare così tante bocche era necessario coltivare i terreni presenti dal piano fino al colle in forte pendenza, dove gli appezzamenti agricoli si contendevano gli spazi con il bosco. I sassi che affioravano dal terreno servivano alla costruzione dei muretti a secco, utili a loro volta a rendere meno in pendenza i piccoli appezzamenti di terra strappati al bosco, lembi di terreno che fornivano quei pochi kili di grano da trasformare in pane. I muretti a secco avevano poi la funzione di segnare il confine tra le proprietà e in alcuni casi correvano a fianco delle stradine campestri o forestali consolidandone i fianchi. 

Se le funzioni sin qui descritte sono piuttosto note ai più, è forse meno conosciuto il ruolo che i muretti a secco svolgono nella salvaguardia del paesaggio e nella conservazione della biodiversità. Agendo da filtri i muri in pietre che delimitano e sostengono i terrazzamenti costituiscono un elemento di grande rilevanza nella difesa del suolo, regolando il ruscellamento delle acque lungo i versanti. Inoltre i muretti a secco rappresentano degli importanti micro-habitat, utilizzati da una ricca comunità di animali (invertebrati e piccoli vertebrati) e piante, che ne sfruttano le fessure e il particolare microclima. La fitta rete di questi elementi rettilinei va poi a comporre una serie di corridoi ecologici, molto utili per garantire la mobilità della piccola fauna e la propagazione della vegetazione che cresce sulle pietre o che radica entro le numerose fessure tra esse. 

In conclusione si può affermare che nei secoli i muretti a secco hanno svolto molteplici ruoli funzionali, diretti e indiretti, alla vita degli esseri umani hanno contribuito alla formazione di ecosistemi rurali complessi e ricchi di vita. Il fenomeno dello spopolamento delle aree collinari e montane determina l’abbandono di molti appezzamenti agricoli, in primis quelli la cui lavorazione è meno agevole e redditizia, ovvero quelli in pendio (e quindi maggiormente interessati dalla presenza dei muretti a secco). Anche l’utilizzo intensivo delle antiche vie di comunicazione è venuto meno, fatto che comporta la mancata manutenzione dei muri e il conseguente crollo di molti di essi. 

Nel tratto di percorso che da Vignola porta a Pian del Lago la presenza di muri in pietra era notevole, sia per quantità che per fattura e dimensioni, come testimoniato ancora ai giorni nostri dalla presenza di elementi di grande pregio. Un tratto di muretto è stato ripristinato per fini didattici ed è a tal scopo accompagnato dal presente leggio esplicativo. 

Nel muretto “a secco” non viene utilizzato alcun legante per tenere unite le pietre, che vengono sistemate le une sulle altre. La realizzazione richiede tempo, fatica e tanta sapienza, nella scelta e nella disposizione delle pietre, per evitare che si verifichino dei crolli strutturali. Una vera e propria arte così come riconosciuto dall’UNESCO, che nel 2018 ha inserito l’”Arte dei muretti a secco” nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale (“Queste costruzioni dimostrano l’armoniosa relazione tra gli uomini e la natura e allo stesso tempo rivestono un ruolo vitale per prevenire le frane, le inondazioni e le valanghe, ma anche per combattere l’erosione del suolo e la desertificazione”).