I calanchi sono formazioni argillose molto diffuse nella media Val Staffora, soprattutto lungo i versanti esposti a Sud. Durante le stagioni piovose le argille si imbevono d’acqua, compattandosi e aumentando di volume, per poi essiccarsi nei mesi più caldi a causa dell’esposizione ai raggi solari. Una volta secche le argille vengono erose dagli agenti atmosferici che determinano il caratteristico aspetto di queste forme erosive pressoché prive di materia organica e pertanto assai poco ospitali per la vegetazione, di cui in effetti sono spesso prive. Le rive scoscese dei calanchi, così aride, franose e brulle, ne fanno degli ambienti estremi e non sorprende quindi che siano frequentate da un numero piuttosto esiguo di specie animali, tra le quali tuttavia ve ne sono di molto interessanti, soprattutto tra gli insetti.
Le specie
La specie di maggior interesse dell’Oltrepò Pavese è la Sterpazzolina di Moltoni, un passeriforme che nidifica in ambienti cespugliati e così chiamata in omaggio all’ornitologo Edgardo Moltoni (1896-1980). Il suo areale riproduttivo è costituito dall’Italia centro-settentrionale, le isole Baleari, il Sud della Francia e la Corsica, mentre lo svernamento avviene in Africa. L’Italia ha una grande responsabilità nella conservazione di questo uccello in quanto ospita circa i due terzi della popolazione mondiale della specie! Trascorre il suo tempo tra il fitto degli arbusti, il che rende difficile il contatto visivo; fortunatamente è molto vocifera e perciò si può individuare e riconoscere tramite l’ascolto delle vocalizzazioni. Pur non frequentando in realtà i calanchi, è comune negli immediati dintorni di essi, in quanto spesso contornati da arbusti e alberelli. Fenologia: nidificante, presente da aprile a settembre. Stato di conservazione: favorevole.
I calanchi e i prati di Vignola sono visitati spesso dal Biancone: un grande rapace migratore specializzato nella cattura di serpenti, motivo per cui è anche chiamato Aquila dei serpenti. Nidifica su alberi in boschi caldi posti in prossimità di ambienti aperti dove si reca per la caccia. Caratteristico è il volo stazionario chiamato “spirito santo”, grazie al quale “sosta” in un punto del cielo da cui, grazie alla sua straordinaria vista, individua le prede sottostanti, che poi ghermisce gettandosi in picchiata su di esse. Una combinazione di caratteri rende possibile il riconoscimento di questa specie; tra questi vi sono il capo massiccio, i grandi occhi gialli e la colorazione prevalentemente bianca delle parti inferiori, carattere quest’ultimo che conferisce alla specie il nome volgare italiano. Fenologia: Stato di conservazione: inadeguato.
Il Gruccione è tra gli uccelli più variopinti d’Europa, un vero e proprio “gioiello volante” dalle forme slanciate, la cui sagoma e il cui tipo di volo sono molto caratteristici. Frequenta gli ambienti aperti caldi con presenza di arbusti e alberelli sparsi presso i quali cattura le sue prede, che sono costituite da imenotteri (api e vespe) e altri insetti volanti come libellule e farfalle. Le uova vengono deposte alla fine di un lungo cunicolo che il Gruccione scava all’interno di rive e scarpate terrose, in genere formando delle piccole colonie composte da alcune coppie. Nei dintorni di Vignola nidifica in prossimità delle aree calanchive e, anche se la sua presenza come nidificante in loco è irregolare, non è comunque raro osservare qualche individuo in volo o udirne il tipico richiamo. Fenologia: nidificante occasionale, presente da maggio ad agosto. Stato di conservazione: favorevole.
Lo Zigolo nero è un piccolo uccello dal piumaggio variopinto (nonostante l’aggettivo che accompagna il suo nome suggerisca tutt’altro) molto diffuso nelle aree collinari dell’Oltrepò Pavese. Il suo habitat è costituito da un mosaico ambientale formato da aree aperte inframezzate da arbusteti, siepi e alberelli sparsi, preferibilmente in località calde e soleggiate. Come accade per molti altri passeriformi la dieta dello Zigolo nero varia nei diversi periodi dell’anno: durante la stagione riproduttiva cattura insetti, con i quali nutre anche i pulcini, mentre in autunno e inverno esso diviene granivoro e si ciba di semi (soprattutto di graminacee). Nella zona dei calanchi di Vignola e Spizzirò sono presenti numerose coppie di questo uccello assai poco o per nulla conosciuto ai più. Fenologia: stanziale. Stato di conservazione: inadeguato.
La Pernice rossa è una delle specie che caratterizza gli ambienti aperti e aridi dell’ambito collinare oltrepadano, dove tuttavia si incontra piuttosto di rado in quanto rara ed elusiva. La popolazione italiana ha un cattivo stato di conservazione a causa di un’eccessiva pressione venatoria, di marcate fluttuazioni numeriche e del progressivo abbandono delle aree agricole collinari e montane da parte dell’uomo, con conseguente espansione del bosco e perdita di habitat aperti idonei alla specie. Le pernici rosse presenti in Oltrepò Pavese sono in molti casi individui d’allevamento rilasciati per scopi venatori e appartenenti a sottospecie diverse da quella autoctona, che probabilmente è oramai da considerarsi estinta nel territorio in oggetto, anche per via dell’inquinamento genetico causato dal rilascio di soggetti frutto di incroci tra Pernice rossa e una specie alloctona: la Coturnice orientale. Fenologia: stanziale. Stato di conservazione: cattivo.
